Le etichette dei mangimi spiegate davvero: cosa significano “carni e derivati”

Immagine puramente indicativa
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Chiunque abbia preso in mano una confezione di mangime per cani o gatti si è imbattuto almeno una volta nella dicitura “carni e derivati”. È una di quelle frasi che sembrano chiare a prima vista, ma che in realtà lasciano spazio a molti dubbi. Capire cosa si nasconde dietro queste parole è fondamentale per avere un’idea più concreta di cosa finisce ogni giorno nella ciotola del proprio animale e per fare scelte più consapevoli, senza farsi guidare solo dal prezzo o da immagini accattivanti sulla confezione.

Dal punto di vista normativo, “carni e derivati” è una definizione ampia che indica ingredienti di origine animale utilizzabili nei mangimi. Non si tratta necessariamente di carne nel senso più comune del termine, come la intenderemmo per il consumo umano. In questa categoria rientrano infatti anche parti dell’animale che non finiscono abitualmente sulle nostre tavole, come organi interni, tessuti connettivi e altri componenti che, pur essendo commestibili per gli animali, hanno un valore nutrizionale e qualitativo molto variabile. Il problema principale non è tanto la presenza di questi ingredienti, quanto la mancanza di specificità: l’etichetta non dice quali animali sono coinvolti, in quali percentuali e con quale livello di qualità.

Un aspetto che spesso sfugge è l’ordine degli ingredienti. Nelle etichette dei mangimi, gli ingredienti sono elencati in base alla quantità presente prima della lavorazione. Se “carni e derivati” compare come primo ingrediente, significa che rappresenta una parte importante della ricetta, ma non fornisce comunque informazioni precise sulla sua composizione. Al contrario, quando un produttore specifica “pollo fresco”, “manzo disidratato” o indica una percentuale chiara, sta offrendo un livello di trasparenza maggiore, utile per chi vuole sapere davvero cosa sta acquistando.

C’è anche un tema di digeribilità e qualità nutrizionale. Alcuni derivati animali, come fegato o cuore, possono essere fonti interessanti di nutrienti, mentre altri hanno un valore biologico più basso. Senza indicazioni dettagliate, però, è impossibile distinguere tra un mangime formulato con ingredienti selezionati e uno che utilizza materie prime più generiche. È per questo che molti alimenti di fascia più economica ricorrono a questa dicitura, mentre quelli di qualità superiore tendono a essere più precisi e descrittivi.

Una curiosità utile è osservare anche il linguaggio complessivo dell’etichetta. Quando compaiono molte definizioni vaghe, non solo per le proteine animali ma anche per grassi e sottoprodotti, è probabile che il produttore stia puntando più sulla flessibilità della formula che sulla chiarezza verso il consumatore. Questo non significa automaticamente che il mangime sia dannoso, ma suggerisce che il livello di controllo sugli ingredienti potrebbe essere meno rigoroso.

In pratica, il consiglio è di leggere sempre l’etichetta con un approccio critico e comparativo. Confrontare prodotti diversi aiuta a notare come cambiano le diciture e quanto spazio viene dato a ingredienti specifici. Quando possibile, scegliere mangimi che indicano chiaramente la fonte proteica e la sua percentuale è un buon modo per avere maggiore consapevolezza dell’alimentazione del proprio animale. Anche alternare e osservare la risposta dell’animale, in termini di digestione e benessere generale, può offrire indicazioni preziose che vanno oltre le parole stampate sulla confezione.

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