Immagini e video generati dall’intelligenza artificiale sui social: tra visibilità e perdita di valore

Negli ultimi anni l’utilizzo di immagini e video generati dall’intelligenza artificiale è diventato sempre più frequente nei principali canali di diffusione digitale come YouTube e Instagram. La facilità con cui oggi è possibile creare contenuti visivi artificiali, anche senza competenze tecniche specifiche, ha abbassato drasticamente la soglia di ingresso alla produzione di video e immagini, portando a una crescita esponenziale di materiale pubblicato ogni giorno. Questo fenomeno, osservato dall’esterno, può sembrare una naturale evoluzione della creatività digitale, ma nasconde diverse criticità che meritano attenzione.
Molti di questi contenuti generati dall’intelligenza artificiale si distinguono per una qualità visiva mediocre o ripetitiva, spesso basata su modelli grafici simili tra loro e su animazioni poco curate. Il risultato è una grande quantità di immagini e video che non comunicano un messaggio chiaro, non raccontano una storia e non trasmettono un’idea riconoscibile. In questi casi il contenuto diventa un semplice riempitivo visivo, progettato per fermare lo scorrimento dello schermo per pochi secondi, senza lasciare nulla allo spettatore una volta superata la prima impressione.
Una delle problematiche principali è proprio la trasformazione del contenuto in spazzatura digitale, un flusso continuo di immagini e clip pensate esclusivamente per attirare l’attenzione degli algoritmi e generare visualizzazioni. L’obiettivo non è informare, intrattenere o stimolare una riflessione, ma aumentare il tempo di permanenza e le interazioni, elementi fondamentali per la monetizzazione. In questo contesto le grandi aziende e i network di contenuti automatizzati sfruttano l’intelligenza artificiale come strumento industriale, producendo grandi volumi di materiale a basso costo, sacrificando il valore comunicativo a favore della quantità.
Un aspetto curioso è che, nonostante l’alta tecnologia impiegata, molti di questi contenuti risultano paradossalmente freddi e impersonali. L’assenza di una vera intenzione creativa rende difficile per il pubblico instaurare un legame emotivo, e nel lungo periodo questo può portare a una forma di assuefazione visiva. Scorrere decine di video simili tra loro, generati automaticamente, riduce la capacità di distinguere ciò che è realmente interessante da ciò che è solo rumoroso, impoverendo l’esperienza complessiva del mezzo.
Dal punto di vista pratico, per chi utilizza i social in modo consapevole, diventa utile sviluppare uno sguardo critico. Non tutto ciò che appare tecnicamente impressionante o visivamente accattivante ha un reale valore. Fermarsi a valutare se un contenuto trasmette un’idea, offre un punto di vista o aggiunge qualcosa alla propria conoscenza può aiutare a non cadere nella trappola del consumo passivo. Allo stesso modo, per chi crea contenuti, l’intelligenza artificiale può essere uno strumento valido solo se affiancata da un pensiero umano, da una scelta narrativa e da un obiettivo comunicativo chiaro.
L’intelligenza artificiale applicata a immagini e video non è di per sé un problema, ma lo diventa quando viene usata esclusivamente per riempire spazi e massimizzare i numeri. In un ecosistema digitale già saturo, la vera sfida non è produrre di più, ma produrre meglio, restituendo ai contenuti visivi una funzione che vada oltre la semplice cattura dell’attenzione.
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