Direttiva RED III e rinnovabili negli edifici: cosa cambia davvero per i proprietari

Negli ultimi anni il modo in cui l’Unione Europea guarda agli edifici è cambiato in maniera sostanziale. Il patrimonio immobiliare non è più considerato soltanto un insieme di strutture da rendere meno energivore attraverso cappotti termici o impianti più efficienti, ma un elemento attivo della transizione energetica. L’attenzione si è spostata dalla semplice riduzione dei consumi alla capacità degli edifici di produrre energia da fonti rinnovabili, integrandosi nel sistema energetico complessivo.
In questo contesto si colloca la Direttiva RED III, ovvero l’aggiornamento della normativa europea sulle energie rinnovabili. Il suo approccio è più ambizioso rispetto al passato perché non si limita a fissare obiettivi generali, ma rafforza in modo concreto il ruolo delle rinnovabili in settori chiave come l’elettricità, il riscaldamento, il raffrescamento e, in maniera sempre più evidente, l’edilizia. Il messaggio di fondo è che ogni intervento rilevante su un edificio dovrebbe diventare un’occasione per aumentare la quota di energia rinnovabile utilizzata o prodotta.
La Direttiva (UE) 2023/2413 non introduce un unico obbligo valido per tutti gli edifici europei, ma definisce una direzione precisa che gli Stati membri devono poi tradurre in norme nazionali. Questo significa che le regole operative varieranno da Paese a Paese, ma l’impostazione di fondo resta la stessa: ristrutturare senza considerare le rinnovabili diventa sempre meno coerente con il quadro normativo futuro. È un cambiamento culturale prima ancora che tecnico, perché impone di pensare agli edifici come parte di un sistema energetico più ampio.
Questo indirizzo trova un collegamento diretto con la EPBD rifusa, la Direttiva (UE) 2024/1275, che entra nel dettaglio delle prestazioni energetiche degli edifici. Qui emerge con maggiore chiarezza il concetto di edifici solar-ready, ovvero strutture progettate o ristrutturate in modo da poter integrare facilmente impianti solari. In particolare, il fotovoltaico assume un ruolo centrale, soprattutto in occasione di interventi edilizi importanti o su determinate categorie di immobili. Le due direttive, lette insieme, delineano uno scenario in cui l’assenza di rinnovabili diventa un limite progettuale sempre più difficile da giustificare.
Il fotovoltaico, del resto, è la soluzione che meglio si adatta al patrimonio edilizio esistente. Utilizza superfici già disponibili come i tetti, non richiede nuovi spazi e consente di produrre energia direttamente nel luogo in cui viene consumata. Dal punto di vista pratico, è spesso la risposta tecnica più semplice quando le normative nazionali chiedono di aumentare la quota di energia rinnovabile negli interventi di ristrutturazione. Non è un caso che, nella maggior parte dei casi, l’adeguamento agli indirizzi europei passi proprio dall’installazione di impianti fotovoltaici.
Per i proprietari immobiliari tutto questo si traduce in un cambio di prospettiva. Ristrutturare non significa più solo migliorare l’estetica o la funzionalità di un edificio, ma interrogarsi sulla sua capacità di produrre energia pulita. Diventa normale, già in fase di progetto, valutare quanta energia rinnovabile l’immobile utilizza, se le superfici disponibili sono adatte a ospitare un impianto fotovoltaico e come integrare le nuove tecnologie con gli impianti esistenti. Anche quando non esiste ancora un obbligo stringente, la direzione normativa suggerisce che queste valutazioni diventeranno parte integrante di qualsiasi intervento rilevante.
Nel medio periodo questo approccio avrà effetti anche sul valore degli immobili. Gli edifici privi di impianti rinnovabili rischiano di diventare meno competitivi sul mercato, più costosi da adeguare in futuro e meno allineati agli standard richiesti dalle normative nazionali ispirate alle direttive europee. Al contrario, gli immobili che già integrano fotovoltaico o altre soluzioni rinnovabili risultano più pronti ad affrontare le ristrutturazioni future e più coerenti con l’evoluzione delle regole.
Le direttive europee, in definitiva, non stanno solo introducendo nuovi requisiti tecnici, ma stanno ridefinendo il concetto stesso di edificio. Da semplice consumatore di energia, l’immobile è destinato a diventare un produttore attivo, capace di contribuire alla transizione energetica. Per i proprietari questo significa acquisire una nuova consapevolezza: pianificare oggi un impianto fotovoltaico, anche quando non è ancora obbligatorio, vuol dire anticipare un percorso normativo già tracciato e rendere il proprio patrimonio immobiliare più solido, efficiente e pronto alle regole di domani.
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